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Progetto Pedagogico
Linee
Area Cognitiva
Area Sociale
Area Morale
Area Affettivo-Relazionale
Area Operativa
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Il Progetto Pedagogico

  • Il senso del Progetto Pedagogico
  • Linee
  • Sintesi del sistema di finalità
    • Area cognitiva
    • Area sociale
    • Area morale
    • Area affettivo-relazionale
    • Area operativa

Il senso del Progetto pedagogico

L’impianto formativo avviato nel 2005 ha consentito nel settembre 2007 la definizione del Progetto Pedagogico dell’associazione, con la guida e responsabilità scientifica del prof. Gino Dalle Fratte (ordinario di Pedagogia Generale e Sociale, Università degli Studi di Padova).

«Il progetto pedagogico (…) si presenta come l’attuazione massimale in ogni soggetto umano (…) delle disposizioni atte a consentire al soggetto la realizzazione del proprio progetto storico»[1].

Già da questa definizione è possibile evincere che il Progetto Pedagogico sta a fondamento dell’organizzazione e della gestione pedagogica di qualsiasi istituzione educativa, così come sta a fondamento dello stesso agire professionale dell’educatore. Come si legge nel Progetto Formazione 2006-2007, «l’azione educativa professionale, se vuole essere tale, deve potersi inserire (…) in un contesto progettuale capace di coniugare intenzionalità e consapevolezza: e tale è il Progetto Pedagogico. Il Progetto Pedagogico è pertanto il contesto esplicito (rigoroso, coerente, condiviso e trasferibile) in cui reperire un criterio giustificato tramite il quale decidere, attuare e valutare le molteplici azioni che l’educatore mette in atto (da solo, con altri colleghi o con professionisti di altre discipline) per portare a termine la propria “missione” professionale»[2].

Tale ‘contesto esplicito’, che orienta la progettazione e l’azione educativa, nel Progetto Pedagogico si traduce in un sistema di finalità[3] (specifico al contesto, ai soggetti e all’istituzione ai quali il Progetto Pedagogico fa riferimento), che viene definito sulla base dei fini posti a fondamento e orientamento dell’associazione e compendiati nel nostro statuto. Questi ultimi sono riferibili al fondamentale intento di “concorso alla promozione dei soggetti socialmente svantaggiati”, con ciò intendendo la presa in carico e l’accoglienza della persona in quanto tale, con il suo patrimonio culturale e con la sua storia di vita per svilupparne le “capacità di crescere in autonomia, responsabilità e dignità”.

Il riferimento essenziale va dunque alla concezione di persona, nelle sue proprietà costitutive «di essere unica, in quanto non ripetibile né sotto l’aspetto ontologico (essenza) né sotto l’aspetto fenomenico (esistenza)» e di essere «orientata, nella sua vicenda esistenziale, alla realizzazione di sè»[4].

La dignità di persona è perciò una costituente comune da riconoscersi in tutti i ragazzi accolti, al di là delle distintività individuali, storiche, religiose o culturali. Il perseguimento della sua piena realizzazione nell’azione educativa non avviene nonostante tali diversità, ma, al contrario, nella piena valorizzazione delle pluralità. Queste ultime, secondo una lettura interculturale, devono essere promosse quali occasioni di arricchimento e crescita reciproca e quali condizioni per lo sviluppo di positivi processi integrativi coinvolgenti il tessuto comunitario e sociale di accoglimento.

L’azione educativa, nella promozione sia della libertà della persona sia della sua responsabilità individuale e sociale, deve pertanto mirare «alla piena realizzazione del potenziale umano di ciascuno e alla maturazione e conservazione della cultura e della coesione sociale, ma contestualmente non può derogare alla sua funzione di supporto alla costruzione dell’identità della persona, attraverso l’educazione alla scelta, alla critica, al proposito»[5].